mercoledì 15 novembre 2017

DOMENICA SUPERSONICA

Questa domenica, 19 novembre, come un supereroe parteciperò a tre incontri letterari in due città diverse. 
Si comincia domenica mattina alla Colazione con l'autore al festival Scrittorincittà di Cuneo, dove presenterò "Maria accanto". Nel pomeriggio, a Milano, per la rassegna Bookcity, alle 16.30 intervisterò l'amico Peter Cameron sulle sue passioni (letterarie e non) e alle 20, insieme a Jacopo Cirillo, Marco Rossari e Gianmario Pilo, anticiperò qualcosa sul libro di Yoko Ono che sto scrivendo in un appuntamento dedicato alla collana "Incendi" dell'editore ADD.
Ci vediamo (tre volte) lì. 


Ecco i dettagli:




CUNEO - Festival "Scrittorincittà"



Ore 9

Presentazione di "Maria accanto"
Con Raffaele Riba
"Book & Breakfast"
Open Baladin
piazza Foro Boario


MILANO - "BookCity"



Ore 16.30

"Un giorno queste passioni ti saranno utili"
Dialogo con Peter Cameron
Auditorium
Mudec - Museo delle culture
via Tortona, 56


Ore 20

"Incendi. La passione per la musica"
Con Jacopo Cirilli, Marco Rossari e Gianmario Pilo
Teatro Dal Verme
via Giovanni sul muro, 2










lunedì 30 ottobre 2017

3 LIBRI ITALIANI




ENRICO REMMERT
“La guerra dei Murazzi” 
Marsilio, euro 16,50

Se c’è una cosa che da anni non riesco a spiegarmi è come mai Enrico Remmert non sia un autore di grande successo in Italia. A mio avviso ha tutte le caratteristiche per esserlo: una scrittura molto dinamica, brillante, immediata senza essere mai banale, in grado di tirarti dentro nelle storie da subito e a mantenere un ritmo costante di andatura, racconta di vicende e personaggi contemporanei e originali e ha già dato prova altrove di essere materia da best-seller (il suo primo libro è stato un grande successo in Francia, per dire).  Mi risulta incomprensibile, per esempio, perché il suo ultimo romanzo “Strade bianche” non si entrato in classifica, né sia diventato un film, avendo tutte le potenzialità per fare entrambe le cose. Misteri dell’editoria. 
Ora che esce il suo nuovo libro però non fate l’errore di farvi sfuggire anche questo.
Credo che “La guerra dei Murazzi” sia definibile con una formula contraddittoria: un libro di racconti che può leggere chi di solito non ama i racconti. 
Perché dico questo? Perché più che la tradizionale raccolta di testi brevi a me sembra un campionario di ciò che si può fare con la narrativa in termini di lunghezze diverse: i quattro racconti che compongono il libro sono del tutto differenti per ambientazione, tipo di personaggi e lunghezza. Uno dura 60 pagine, uno 8, uno 100 e uno 30. Una specie di schizofrenia narrativa che può essere sintetizzata con una motivazione sacrosanta: ciascuno ha lo spazio che gli serve. 
Il racconto che da il titolo alla raccolta rievoca (con grandissima efficacia) i retroscena complicati e violenti che hanno portato alla chiusura dei locali della movida torinese tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, visti attraverso lo sguardo di una giovane cameriera che in uno di questi bar ci lavorava. Il secondo racconto è incentrato su un maestro giapponese di acconciature invitato in Italia come star di un convegno del settore. Il terzo è il picaresco viaggio a Cuba di tre italiani allo scopo di esplorare la possibilità di investire nel settore industriale locale. L’ultimo la storia di un ragazzo che cerca un isolamento momentaneo dalla società e si trova a dover accudire un cane dall’indole assassina. 
Tutte e quattro le storie hanno la potenza di un romanzo ma Remmert ha scelto di dargli la dimensione che lui riteneva adatta a ciascuna di loro.
Lo ripeto: anche chi non ama i racconti stavolta si ricrederà. Fidatevi. 


PEPPE FIORE
“Dimenticare”
Einaudi, euro 18,50

Peppe Fiore è uno di quegli autori in grado di reinventarsi da un libro all’altro. Se il suo romanzo di debutto (“La futura classe dirigente”) era il ritratto sarcastico del mondo televisivo romano e il secondo (“Nessuno è indispensabile”) una grottesca analisi delle nevrosi del lavoro d’ufficio, con questo terzo libro compie una nuova e inaspettata svolta.
“Dimenticare” è la storia di un uomo che si rifugia in una stazione sciistica abbandonata per allontanarsi dalla sua vita precedente e ricominciare da capo. Da cosa sta sfuggendo? E cosa spera di trovare in un paesino di poche anime?
Il romanzo si svolge in questa ambientazione montana tranquilla (boschi, silenzi, giornate di lavoro solitario) eppure serpeggia sempre qualche forma di inquietudine: leggende locali di aggressioni da parte di animali selvaggi e misteriosi individui che appaiono per fare altrettanto misteriose consegne. 
“Dimenticare” è un romanzo che si legge come un thriller senza avere le caratteristiche tipiche del thriller.  La tensione costante che aleggia nel testo è frutto anche delle doti di sceneggiatore che Peppe Fiore ha sviluppato in questi anni (è fra gli autori della serie tv noir “Non uccidere” e story-editor di una produzione internazionale quale “The young Pope” di Sorrentino). Un libro che alberga molti misteri, ai quali però riesce a dare una soluzione e una spiegazione sempre. E con una mossa davvero magistrale, arriva a svelare uno di questi enigmi addirittura nell’ultima riga, anzi, con l’ultima parola. 
Se siete i tipi che si leggono l’inizio e la fine di un testo in libreria prima di decidere se comprarlo (so che esistono individui folli che lo fanno), ecco, stavolta fatevi un favore, evitatelo. Vi togliereste il piacere di un finale perfetto.  


ALESSANDRO CANALE
“Il controsgobbo”
Marsilio, euro 17

Se il titolo di questo romanzo vi appare incomprensibile è perché si tratta di un termine preso dallo slang della criminalità romana. Il “controsgobbo” è una rapina di facciata, compiuta per nascondere un colpo molto più grosso: in pratica il modo per crearsi un alibi perfetto, facendosi arrestare per un crimine molto minore e allontanare da sé tutti i sospetti di coinvolgimento nell’altro, più clamoroso, furto avvenuto quasi nelle stesse ore.
È la tecnica messa in pratica da un piccolo criminale detto Mortaretto quando gli capita l’occasione di compiere una rapina leggendaria, assai maggiore delle sue operazioni standard, e che va a infastidire organizzazioni molto più feroci e potenti di lui. Il carcere è la sua salvezza e il lasciapassare per una vita tranquilla, in attesa di rimettere le mani su quel tesoro sepolto.  
Ma quanto bisogna aspettare per non destare più sospetti? E una volta uscito di prigione e cercato di riprendere un’esistenza regolare, come si fa a resistere all’opportunità di compiere una nuova rapina, se ci sono tutte le caratteristiche per una cosa facile facile?

“Il controsgobbo” è un romanzo divertente e pieno di idee, con una trama costruita benissimo e un linguaggio che sembra un incrocio perfetto e impossibile tra la commedia italiana degli anni ’70 e lo stile contemporaneo di un Niccolò Ammanniti o di un Antonio Manzini. Un libro scoppiettante, in vari sensi, e finora (è uscito prima dell’estate) ingiustamente ignorato. Andate a ripescarlo. 

lunedì 23 ottobre 2017

DOVE TROVO 'tina?

Da oggi il nuovo numero di 'tina è acquistabile anche presso tre librerie a Milano, Bologna e Roma.
Chi non vive in queste città e vuole procurarsi una copia scriva a tina@matteobb.com

Trovi 'tina numero 31 presso:


Gogol & company

via Savona 101
MILANO

Igor libreria

c/o Senape
via Santa Croce 10
BOLOGNA

Giufà

via degli Aurunci 38
ROMA


sabato 14 ottobre 2017

THE BIG ’tina WEEKEND


Nella prima settimana di ottobre è apparso sul sito de Il libraio un articolo sulle riviste letterarie indipendenti italiane. Tra le varie pubblicazioni analizzate c’era anche ’tina, che è stata presentata con parole più che lusinghiere. 

Una menzione speciale, poi, va necessariamente a ’tina, la “rivistina” che lo scrittore Matteo B Bianchi produce con tempistiche e grafiche totalmente anarchiche dal lontano 1996’tina è la mecca delle riviste letterarie indipendenti, il luogo d’elezione a cui tutti i giovani scrittori che si muovono nell’underground aspirano più o meno segretamente.

Per una felice coincidenza il nuovo numero della rivista è arrivato dallo stampatore poche ore dopo la comparsa di questo articolo. 
Il numero 31 è stato lanciato venerdì 13 con un aperitivo molto affollato al Secco di Milano, ma il weekend di ’tina non finisce qui. La rassegna letteraria Milano Dentro/Fuori ospita periodicamente scrittori che leggono testi ambientati nella città di Milano e ogni volta ha una rivista letteraria come nome tutelare dell’appuntamento. La serata del 15 ottobre sarà tutta al femminile e avrà come ospiti autrici quali Antonella Lattanzi, Daria Bignardi, Ilaria Bernardini, Susanna Bissoli e Cristiana Pettinari. La rivista ospite sarà proprio ’tina (sulla quale hanno già pubblicato ben tre di queste scrittrici su cinque!).
L’appuntamento è alla libreria Gogol & Company, in via Savona 101, alle 19.

Ci vediamo lì. 





martedì 10 ottobre 2017

‘tina n.31!

Finalmente è arrivato il nuovo numero di ’tina.
Anche se gli intervalli di uscita sono molto irregolari questa è la prima volta che trascorrono più di due anni tra il numero e il precedente. Diverse circostanze hanno contribuito a questo clamoroso ritardo (non ultima il fatto che io abbia pubblicato due libri nel frattempo, con tutto il carico di lavoro e l’impegno di presentazioni che comporta), ma eccoci di nuovo qui.
Dopo un numero formato micro e uno formato macro, ’tina n.31 si presenta sotto forma di libro standard. Un piccolo tascabile di 52 pagine. 
L’altra grande novità è che l’intero numero (e anche questa è una prima volta) è graficato, impaginato e illustrato da un unico autore, cioè Andrea Bozzo, che ha creato sia l’immagine di copertina sia quelle a tutta pagina che accompagnano ciascuno dei racconti. Anche questo lavoro ha richiesto parecchio tempo, ma il risultato finale è un gioiellino.
I racconti contenuti (come da tradizione) sono cinque: un inedito di Ginevra Lamberti (autrice del delizioso romanzo “La questione più che altro”), due esordienti di grande talento (Roberto Camurri e Federico Gironi) e un autore già noto a chi frequenta le riviste italiane (Michele Crescenzo, col suo racconto più bello) e infine, altro primato nella storia di ’tina, una raccolta di frammenti tratti da un romanzo (l’inedito “Cadere” di Andrea Meli). Un menu assai variegato. 

’tina n.31 è stampato in soli 150 esemplari, firmati e numerati. L’edizione è unica e non ci saranno ristampe. 
Il numero verrà lanciato questo venerdì 13 ottobre alle ore 19 presso, Il Secco, via Angelo Fumagalli 2, sui Navigli, a Milano. 

Non potete non venire. 


Per info e richieste potete scrivermi a tina@matteobb.com 

giovedì 5 ottobre 2017

MARIA ACCANTO (Autunno tour) - DATE OTTOBRE

Tre nuovi appuntamenti per ottobre!

Sabato 7 ottobre
PADOVA
Ore 17
Tralaltro Arcigay
Corso Garibaldi, 41

Martedì 10 0ttobre
IVREA
Ore 19
Chiesa San Gaudenzio (!)


Lunedì 16 ottobre
SCALO MILANO
Ore 18
Libreria RED Feltrinelli

Locate Triulzi (Mi)




giovedì 14 settembre 2017

UN RACCONTO IN A4

Una delle mie riviste letterarie italiane preferite è senza dubbio “A4”, creata dallo scrittore siciliano Stefano Amato (già inventore del geniale blog “L’apprendista libraio”). La rivista si basa su un concetto tanto semplice quanto innovativo: pubblicare un solo racconto a numero, in un foglio fronte e retro che il lettore può stamparsi da casa e collezionare. 
Sin dal suo esordio avevo promesso a Stefano che avrei contribuito anche io con un mio testo e il momento è finalmente arrivato. Il racconto si intitola “Cose che succedono quando uno sta diventando grande” e il caso vuole che coincida con la decima uscita di “A4”. Per festeggiare questo primo traguardo, la rivista ha messo on line sia il mio racconto che uno speciale raccoglitore, anche questo da stampare in maniera autonoma, per custodire tutti i numeri usciti finora. 

Trovate tutte queste belle cose qui


domenica 10 settembre 2017

MARIA IN VIAGGIO - Tour autunnale




Dopo la pausa estiva ricominciano le presentazioni di "Maria accanto". Ecco le prime date confermate (altre in arrivo).


15 settembre - ore 21
TORINO
Liberia Trebisonda - via sant’Anselmo, 22
con Angelo Acerbi e Giorgio Ghibaudo

20 settembre - ore 20
MILANO 
Secret gig (Info in privato)

23 settembre - ore 17
PIACENZA
Festival “Il libro giusto”
Borgo Faxhall - piazzale Marconi, 37
con Marco Bosonetto

26 settembre - ore 21
TORTONA
Liberia Namasté - via Sarina, 33

30 settembre - ore 18
LONDRA
The Italian bookshop - 123, Gloucester road
con Marco Mancassola

10 ottobre - ore 19
IVREA
(incontro a cura della Galleria del libro) 

venerdì 21 luglio 2017

COSA LEGGO QUEST’ESTATE?

Alcune proposte di lettura.


Nickolas Butler
Il cuore degli uomini
(trad. di Claudia Durastanti)
Marsilio 

Se vi dicessi che questo è un romanzo sui boy-scouts scappereste a gambe levate, ma del resto la copertina lo suggerisce in maniera piuttosto evidente, quindi inutile tentare di nasconderlo. Il libro in effetti racconta la storia di tre uomini i cui destini sono legati a un campo scout. Tre uomini raccontati in vari momenti della loro vita (adolescenti sfigati o troppo idealisti, adulti cinici e tendenti all’alcolismo, anziani saggi e divenuti più comprensivi con l’esperienza). Butler, a mio avviso, in questo secondo romanzo è riuscito proprio laddove era stato debole nel suo esordio (il tanto decantato “Shotgun lovesongs”): se nel primo romanzo i personaggi mi erano parsi tutti bidimensionali (i buoni insopportabilmente buoni, gli innamoramenti delle medie che duravano tutta la vita, le star che rifiutavano il successo mondiale perché incapaci di dimenticare il paesino dove sono cresciuti...), in questo secondo sono estremamente sfaccettati, capaci di grandi eroismi quanto di atti di codardia, sprezzanti verso i figli ma allo stesso tempo gelosi della loro innocenza, alla fine dei conti tutti fragili e dannatamente umani. In una parola, veri. 



Daniela Mazzoli
Sarò strana io
Quodlibet

Da anni nutro una particolare predilezione per i libri in forma di frammenti: pensieri, annotazioni, brevi prose, aforismi. Un genere letterario frequentato raramente e giusto da qualche autore sperimentale americano (come la geniale Jenny Offill). Scoprire che un’esordiente italiana si è cimentata nella medesima impresa non poteva che entusiasmarmi. “Sarò strana io” è una sorta di romanzo ridotto a brandelli, una raccolta di riflessioni della protagonista sulla sua vita, il suo lavoro, la sua famiglia e soprattutto sugli uomini per i quali perde la testa. Il tutto all’insegna di un’ironia sferzante e assai efficace. 

“Quasi sempre si capisce subito di cosa ci si pentirà”

“Ho una soglia del dolore così alta che non riesco a raggiungerla”

“La telepatia non è una scienza esatta; tutte le sere io pensavo «chiama, chiama, chiama». Ma lui non chiamava”

“Ogni tanto qualcuno dovrebbe passare a venderti Coca e popocorn con il banchetto al collo, mentre stai vivendo”

“Non siamo soli nell’universo, siamo soli nel condominio”

“Certe volte uno preferisce avere torto, pur di avere qualcosa”

Questi sono solo alcuni esempi dello stile di questo anomalo libro, ideale per essere letto anche a piccoli sorsi, ripreso e abbandonato a piacere, senza perderne il senso. Un testo perfetto, per dire, per i tragitti brevi in bus e in metropolitana. Come un breviario moderno, nel quale ogni tanto (spesso) riconoscersi con un sorriso. 



Theodore Sturgeon
Godboy
(trad. di Martina Sirka Mosur)
Atlandide

La casa editrice Atlantide è una delle più curiose realtà del panorama letterario italiano: produce infatti solo libri a tiratura numerata e limitata (di ogni titolo stampano 999 copie: esaurite quelle non ci sono altre ristampe), in volumi eleganti e molto curati. Una specie di Adelphi in chiave punk. Fra gli ultimi libri pubblicati, merita senza dubbio una segnalazione questo straordinario romanzo, uscito negli USA nel 1986 e mai tradotto prima  in Italia a causa del suo scandaloso contenuto. Si tratta dell’ultima opera di Theodore Sturgeon, autore di culto amato fra gli altri anche da Stephen King e Kurt Vonnegut, il cui titolo “Godbody” (corpo di Dio) già si presenta come fin troppo allusivo. È la storia di una piccola comunità della provincia americana nella quale fa la comparsa un essere misterioso, un uomo bellissimo e dall’aria innocente e irresistibile. Tutti coloro che lo incontrano, uomini e donne, incluso il pastore del paese, ne saranno profondamente cambiati, alcuni anche attraverso il congiungimento carnale con lui, in un’esperienza che ha poco del fisico e molto del trascendentale. 
Un romanzo che può essere letto tanto come sacrilego quanto come estremamente poetico e illuminante. Qualsiasi sia la vostra interpretazione, resterà uno dei libri più originali che vi sarà capitato di leggere.



Garth Greenwell
Tutto ciò che ti appartiene
(Trad. di Matteo Colombo)
Mondadori

Vincitore del British Book Award, finalista in una serie infinita di premi, inserito fra i 10 migliori libri dell’anno dal New York Times, il debutto di Garth Greenwell è un romanzo a tematica gay che esce dai contorni rassicuranti e familiari nei quali molta letteratura di genere oggi è (auto-) confinata, per toccare ambiti decisamente più sconvenienti e conturbanti. Storia di un insegnante americano (mai nominato nel testo) che vive e lavora in Bulgaria e che un pomeriggio, in un bagno pubblico deputato a un certo tipo di contatti fugaci, conosce Mitko, giovane e sfrontato prostituto che finirà per essere una presenza significativa nella sua vita. L’incontro scatena nel professore una serie di riflessioni, sul proprio passato, sui conflitti coi genitori, sulla natura dei suoi desideri, su ciò che lo appaga realmente e su ciò che lo spaventa. L’acutezza dell’analisi di Greenwell sulle emozioni profonde del suo protagonista è la vera forza di questo romanzo. Le pagine centrali che rievocano l’evoluzione del rapporto col padre, dalla complicità dell’infanzia allo spietato rifiuto dell’età adulta, sono davvero toccanti. 



Miriam Towes
Un complicato atto d’amore
(Trad. di Monica Pareschi)
Marcos y Marcos

Cosa significa nascere e crescere all’interno di una rigida comunità religiosa? Miriam Towes, autrice canadese, lo racconta in questo suo terzo romanzo. 
La protagonista è Nomi, una ragazza adolescente rimasta a vivere col padre, ortodosso ma arrendevole, dopo che sia la madre che la sorella maggiore sono fuggite lasciandoli soli.
La forza del libro sta tutta nel punto di vista della sua giovane protagonista: Nomi, che rimane in comunità solo in attesa che sua madre e sua sorella facciano ritorno, cerca di trovare mezzi per fare le esperienze che sente di dover fare, vive come assurde le regole che gli adulti seguono senza sognarsi di mettere in discussione e accoglie con sincero sbalordimento gli insegnamenti delle persone più oltranziste che si trova attorno, a cominciare da “la Bocca”, suo zio, nonché capo spirituale della comunità. 
Un libro semi-autobiografico che sceglie la strada dell’ironia quando altri avrebbero adottato quella della denuncia e ci regala il ritratto di una ragazzina fragile, coraggiosa e soprattutto molto divertente. 



Sandro Campani
Il giro del miele
Einaudi

Ci sono libri che sembrano collocarsi fuori dal tempo, le cui storie sembrano appartenere tanto all’oggi quanto al secolo scorso, e in fondo non farebbe tanta differenza.
Due amici si trovano una sera d’inverno in un paesino sulle colline tosco-emiliane. Uno Giampiero, falegname di mezza età, l’altro è Davide, il figlio del suo datore di lavoro, che ha tenuto sulle ginocchia quando era piccolo e che ha visto crescere e farsi uomo. Con i legni nel camino che crepitano e una bottiglia di grappa sul tavolo da condividere, i due passano la notte a confidarsi: le gioie della vita, gli errori del passato, le ferite che non possono più essere ricucite. 
Un romanzo dall’andamento lento e dall’atmosfera calda, scritto con una lingua tanto nostrana quanto efficace, in grado di dare al lettore l’impressione di essere lì presente, insieme ai due amici e di ascoltare le loro confidenze. Una lettura dal ritmo rilassato, notturno, che alcuni potrebbero trovare eccessivamente rarefatta e concentrica, mentre altri di una piacevolezza rara. 



Johnny Marr
Set the boy free
(trad. di Anna Mioni)
BigSur


Poiché l’autobiografia di Morrissey non uscirà mai in italiano (e neanche in nessun’altra traduzione, dal momento che l0 stesso autore ne ha bloccato la cessione dei diritti, assecondando un’altra delle sue innumerevoli paranoie), finalmente con l’uscita di quella di Johnny Marr, i fan nostrani degli Smiths arrivano a sentire la verità sulla loro separazione dalla voce di uno dei diretti protagonisti. E si sorprenderanno di scoprire che Marr scrive bene: queste oltre 400 pagine di memorie scorrono via con estrema piacevolezza. Il chitarrista del gruppo rock inglese forse più influente degli ultimi 40 anni racconta la sua storia dall’infanzia trascorsa all’interno di una famiglia che assomigliava più a una tribù fino alle collaborazioni coi più grandi musicisti del mondo, Beatles e Rolling Stones inclusi. E fa intuire che lo scioglimento degli Smiths è stato inaspettato e doloroso per lui quasi quanto lo sia stato per le migliaia di fan sparsi sul pianeta. Il che è una parziale consolazione: se non ha potuto far niente lui, allora era davvero qualcosa di inevitabile.

Resta poi inteso che dovete leggere “Una vita come tante” se non l'avete ancora fatto. Del resto quando trovate il tempo di leggervi mille pagine se non d’estate?

martedì 11 luglio 2017

McSWEENEY’S BIG MISTERY

Chi segue questo blog sa bene quanto sia appassionato (ok, usiamo pure l’espressione fanatico) di riviste letterarie. Ne parlo di continuo, tanto on line quanto negli incontri in libreria o nelle lezioni nelle scuole di scrittura creativa che mi capita di tenere. Le illustro, promuovo, le esalto. Fra le innumerevoli riviste letterarie presenti sul mercato mondiale non ho mai fatto mistero di quanto la mia preferita sia “McSweeney’s”, fondata a San Francisco nel 1998 dallo scrittore Dave Eggers. È l’unica rivista della quale possieda l’intera collezione, dal numero 1 all’ultimo, orgogliosamente esposti nella mia libreria, come testimonia questa foto. 



Il nome per esteso della rivista in origine era “Timothy McSweeney’s Quarterly Concern”, ossia “Le preoccupazioni quadrimestrali di Timothy McSweeney”. Un titolo assurdo, che si rifaceva alla figura di un presunto corteggiatore della madre di Eggers che per anni ha scritto lettere affettuose alla donna prima di scomparire, rimanendo però una sorta di nome mitologico per i membri della famiglia. 
Come il suo ispiratore col tempo anche i riferimenti a Timothy McSweeney scomparvero dalla rivista, universalmente conosciuta ormai col semplice nome di “McSweeney’s”. 
Le caratteristiche principali del periodico sono due: da un lato la qualità altissima dei contenuti (le firme più illustri della narrativa americana hanno pubblicato inediti sulle sue pagine, dove hanno esordito anche alcuni degli autori emergenti più interessanti), dall’altro la creatività massima dei suoi formati. Alternando in genere un’uscita in versione libro tradizionale con un’altra dall’aspetto imprevedibile, nel corso del tempo McSweeney’s ha prodotto (fra gli altri) numeri in forma di quotidiano, di contenitore di quaderni, di finto beauty-case, di quadro da appendere alla parete, di cubo tridimensionale e di pacco di posta (con racconti inseriti in finti cataloghi o dentro buste da lettera).
Motivi per adorarlo dunque da parte dei lettori ce ne sono parecchi. 
Malgrado si definisca quadrimestrale, McSweeney’s col tempo ha abituato i suoi lettori a subire diversi ritardi. Chiunque si occupi di riviste indipendenti sa bene come sia difficile rispettare i tempi prefissati, soprattutto per una pubblicazione composta interamente di racconti e che quindi deve sottostare alle promesse di consegna (raramente mantenute) degli scrittori coinvolti. Lo slittamento di un paio di mesi o più presto diventa la norma. Eppure tre anni fa è successo qualcosa di più grave e misterioso. Dopo la pubblicazione del numero 48 (nell’agosto del 2014), la redazione ha cominciato ad anticipare che erano in già corso i lavori per il numero che avrebbe segnato una tappa storica per la rivista, il numero 50. Il comunicato non forniva molti elementi ma lasciava intuire che stavano pensando in grande. Per i lettori più fedeli, abituati a ogni forma di follia cartotecnica, era logico attendersi un’edizione spettacolare. Contestualmente la redazione annunciava anche i contenuti dell’imminente nuovo numero, il 49. Sarebbe stato un volume interamente dedicato al concetto di “cover”: gli scrittori coinvolti avrebbero riscritto a modo loro alcuni racconti celebri e a il numero avrebbe avuto l’aspetto di un vinile a 33 giri. Veniva addirittura anticipata la copertina del disco, nel tipico formato quadrato degli LP. 

Poi, il nulla.

Di mesi ne passano quattro, sei, otto, intanto, per la prima volta nella storia della rivista, appare una raccolta fondi attraverso il portale Kickstarter per finanziarne la stampa. I  lettori più affezionati partecipano felici, ma col passare dei mesi cominciano a lasciare commenti di protesta: l’attesa non è più di mesi, stanno passando anni. Nessuno si premura di dare risposte o spiegazioni. 
Il numero, di solito acquistabile on line anche sui abituali canali di vendita libri tipo Amazon, passa da “prenotabile” a “non prenotabile al momento”. 
Sul sito di McSweeney’s non compare una riga a riguardo. Facendo ricerche su Google non si trova praticamente niente. Un caso di omertà digitale senza precedenti. 
Trascorrono quasi tre anni. 

Ad aprile l’amico libraio dal quale solitamente acquisto il numero d’importazione mi chiama per avvisarmi che all’improvviso il volume risulta in consegna. Siamo entrambi perplessi, invece un paio di giorni dopo arriva per davvero. 
Si tratta del tanto atteso numero 49, però ci sono dei però. 
La copertina è rimasta invariata, il formato è quadrato, ma non ha le dimensioni di un LP quanto piuttosto quelle di un 45 giri. Nell’introduzione (firmata in forma generica da “I redattori”) si presentano con toni di grande entusiasmo i contenuti letterari del numero. Non un accenno al clamoroso ritardo nella pubblicazione, non un riferimento al cambio di formato e, soprattutto, nessuna anticipazione o promessa riguardo all’ormai prossimo numero 50. 
Rimane dunque un mistero insondabile.
Perché tanto ritardo? Che è successo? Che sta succedendo? Ci sarà un numero 50? Ci stanno ancora lavorando? Se si, quando uscirà? 
Domande che al momento restano prive di risposta. (Se qualcuno fra voi ha notizie al riguardo me le riferisca, grazie). 



Detto tutto ciò, il numero 49, da un punto di vista strettamente letterario, è splendido. Il concetto di cover applicato alla narrativa produce esperimenti di alto livello e di grandissimo piacere. Lo scrittore Jess Walter trasforma il celebre racconto “I morti” di James Joyce nella caduta in disgrazia di uno sceneggiatore di serie televisive a Los Angeles, la scrittrice Lauren Groff racconta da un’altra prospettiva le protagoniste del racconto “Desideri” di Grace Paley e la celebre autrice Meg Wolizter riscrive il capolavoro “Un giorno ideale per i pescibanana” di J.D. Salinger dal punto di vista di una baby-sitter. E questi sono solo alcuni esempi. 
Un numero memorabile, che se amate la letteratura e ve la cavate con l’inglese non dovreste proprio perdervi. 

Anche perché chi ci assicura che ci sarà mai un prossimo numero?

martedì 6 giugno 2017

I PROSSIMI INCONTRI

Alcuni nuovi appuntamenti questa settimana. 

In occasione del Pavia Pride mercoledì 7 giugno alle ore 18 in Aula Scarpa all'Università di Pavia presenterò "Generations of love - Extensions". In pratica torno nei luoghi dove il libro è ambientato. :-)

Giovedì e venerdì sarò a Palermo in occasione del festival "Una marina di libri". 
Giovedì 8 alle 19 presenterò il romanzo "Maria accanto" alla Serra Carolina, con Alessio Cuffaro e Filippa Dolce. 
Venerdì 9 alle 12 alla Sala Lanza terrò la lezione "Esordienti: errori da non fare" alla Sala Lanza. 

Sabato e domenica sarò invece a Urbino per il festival "Le città del libro".
Sabato 10 alle ore 20 sarò al caffè del Sole per la lezione "Esordienti". 
Domenica 11 alle ore 10 nel cortile del Colleggio Raffaele per presentare "Maria accanto" con Roberto Danese.

Vi ricordo che l'incontro sugli esordienti è è una vera lezione, ma dal taglio ironico e aperta a tutti, perché oltre a dare consigli pratici agli scrittori in erba leggerò anche le mail deliranti che mi hanno mandato nel corso degli anni. 

Vi aspetto!


venerdì 12 maggio 2017

MARIA ACCANTO A TE!


Ecco l’elenco completo delle prime apparizioni di “Maria accanto” previste per maggio (mese mariano per eccellenza).



18 maggio, ore 19 - Libreria VERSO (Milano) Corso di porta Ticinese 40 - con Federico Baccomo

21 maggio ore 13.30 - Salone del libro (Torino) Caffè Letterario - con Mara Maionchi

24 maggio ore 19 - IGOR (Bologna) via Santa Croce, 10 - con il collettivo Libertango

26 maggio  ore 21- KINO (Roma) via Perugia, 34 (Pigneto) - con Ivan Cotroneo

27 maggio - ore 17 Festival CUBO (Ronciglione - VT) - Chiesa della provvidenza - Borgo di sotto


28 maggio ore 11 - IBS-LIBRACCIO (Mantova) via Verdi, 50 - Rassegna “Colazione con l’autore”

mercoledì 10 maggio 2017

L'AVVENTO DI MARIA

Il mio nuovo romanzo si intitola "Maria accanto" e uscirà in libreria fra una settimana, il 18 maggio, pubblicato da Fandango. Racconta la storia di una ragazza come tante alla quale però comincia ad apparire la Madonna, apparentemente senza alcun motivo. 
La frase di lancio che ho scelto per il retro della copertina è questa:

"Siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali".




giovedì 27 aprile 2017

LA ROCKSTAR PAZIENTE


Negli ultimi anni ho sviluppato una vera passione per le autobiografie di popstar. Ne leggo di ogni tipo, dalla reginetta del pop anni ’80 al musicista rock di nicchia. Il piacere è sempre alto, i risultati spesso alterni: ci sono testimonianze vibranti e di grande valore (“Just kids” di Patti Smith è bellissimo), resoconti di ottima qualità letteraria (“Girl in a band” di Kim Gordon si avvicina alla prosa di certe narratrici americane contemporanee), esempi di eccessiva autoindulgenza (“I’ll never write my memoirs” di Grace Jones, scritto con Paul Morley, qua e là presenta delle cadute notevoli di tono) e clamorose delusioni (“Porcelain” di Moby rasenta l’imbarazzante). 
Nessuna autobiografia però è paragonabile a quella scritta da Ben Watt, membro insieme alla compagna Tracey Thorn del celebre duo inglese Everything but the girl, noto in Italia soprattutto per il brano “Missing”, di enorme successo radiofonico e commerciale.
Il libro di Watt non assomiglia a nessuna altro memoir di star musicale per il semplice motivo che la sua vicenda è  del tutto atipica e lontana anni luce dagli stereotipi sesso, droga e rock’n’roll che caratterizzano il genere. 
Alla giovane età di 29 anni Watt ha cominciato a sperimentare una serie di difficoltà fisiche, quali affanno, dolori al petto, difficoltà di respirazione, stanchezza continua: non era ancora trentenne e provava i disturbi di un anziano. Questi sintomi dapprima gli hanno reso difficile l’attività professionale (quasi impossibile affrontare un tour in quelle condizioni), poi si sono fatte tanto gravi da impedirgli una vita normale. Visite specialistiche ed esami non indicavano niente di anomalo, ma la situazione continuava a peggiorare, finché un attacco cardiaco l’ha costretto a una corsa al pronto soccorso e al ricovero immediato. Col tempo ha scoperto di soffrire di una sindrome rara, quella di Churg Strauss, che l’ha costretto a una degenza lunga e dolorosa. 
Watt ha raccontato la sua personale odissea nel memoriale intitolato “Un paziente”, nel quale rivela possedere le qualità di un vero narratore: il testo è appassionante e onesto, quasi alla stregua di un romanzo. L’autore non nasconde la rabbia e la frustrazione che la malattia gli procura, ma riesce anche a cogliere motivi di speranza e di ironia nel microcosmo che lo circonda, fra malati, medici, infermiere e familiari in visita. La prospettiva ribaltata di un artista che passa dalle luci del palcoscenico ai freddi neon di una corsia d’ospedale rende ancora più singolare la sua testimonianza. Tra le difficoltà che si trova ad affrontare c’è anche quella di chi, sapendolo un musicista famoso, attribuisce il suo stato di prostrazione alla vita di eccessi tipica delle rockstar. Anche un cugino lo chiama in ospedale per invitarlo con tono condiscendente a mettere la testa a posto e a smetterla con “questo modo di vivere privo di senso”, dando quasi per scontato che se si trova ricoverato è per un abuso di droghe o alcol. Un paradosso che rende la sua condizione di malato ancora più fastidiosa da sopportare. 
Avevo letto il testo all’epoca della sua pubblicazione in inglese e per qualche tempo avevo anche cercato invano di proporne la pubblicazione in Italia agli editori coi quali collaboravo all’epoca. Oggi scopro che finalmente è stato tradotto, grazie a una nuova casa editrice di nome Carbonio. Ne sono davvero felice e mi fa molto piacere segnalarne l’uscita. 
Raccontare la gravità della malattia senza cadere nel patetico o nel tragico è sempre difficile: Ben Watt ce l’ha fatta. 
Time Out l’ha definito addirittura “il miglior libro scritto da una popstar”. Forse non arriverei a tanto, ma è senza dubbio uno dei più meritevoli di essere letto. 

E se l’editore Carbonio volesse proseguire la benemerita opera di divulgazione letteraria della famiglia Watt, mi sentirei di consigliare con totale entusiasmo la traduzione anche della recente autobiografia della compagna di una vita di Ben, Tracey Thorn: “Bedsit disco queen” (più o meno “La regina della musica disco da cameretta”) è un piccolo gioiello, la storia di come una ragazzina timida che canta in casa di nascosto quando i genitori non ci sono perché si vergogna finisce per diventare quasi controvoglia una star del pop. E quando gli U2 offrono a lei e Watt di accompagnarli in una tourné mondiale, lei chiaramente rifiuta. 

In sintesi, gli Everything but the girl sono una coppia felice da oltre trent’anni, sono entrambi musicisti di chiaro talento e grande successo, si sono pure rivelati scrittori notevoli. Forse dovremmo cominciare a odiarli. 



Ben Watt
UN PAZIENTE
Storia vera di una malattia rara
(Traduzione di Nicola Manuppelli)
Carbonio editore

Pagg. 206, Euro 17,50

giovedì 16 marzo 2017

LIBRI DA LEGGERE 2 - KHEMIRI

Jonas Hassen Khemiri
TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO
(Traduzione di Alessandro Bassini)
Iperborea, 17,50 euro


Il protagonista di questo libro è il suo più grande assente: si chiama Samuel ed è morto in un incidente stradale. L’autore, che l’aveva incontrato solo una volta per un pochi minuti, decide però di voler ricostruire il suo ultimo giorno di vita e comincia a intervistare tutti quelli che l’hanno conosciuto: il migliore amico, l’ex-ragazza, il vicino di casa, la madre, l’amica trasferita all’estero, la nonna... Ciascuno offre un ritratto soggettivo del ragazzo e non potrebbe essere altrimenti. Samuel ci appare così a volte un entusiasta, altre un ingenuo, altre un idealista, per alcuni era generoso, per altri un tirchio, le testimonianze di uno contraddicono quelle di altri, gli stessi eventi assumono significati diversi da chi li racconta. 
C’è una domanda alla quale lo scrittore cerca di dare una risposta per tutto il libro: Samuel si è suicidato andando a sbattere a tutta velocità contro un albero o è uscito di strada per un tragico errore?
Questo dubbio ne sottintende un altro per il lettore: perché l’autore sta cercando di ricostruire la personalità di uno sconosciuto? Dove vuole arrivare?
Khemiri ha condensato in questo libro le sue diverse abilità (in Svezia, sua terra d’origine, è noto sia come romanziere che come drammaturgo): la struttura polifonica sembra presa in prestito dal teatro, il respiro della narrazione è quello di un romanzo. Ma l’autore mischia anche altri piani: l’auto-fiction, l’indagine giornalistica e la denuncia sociale (sia Samuel che la sua ex, Laide, lavorano con i migranti e si occupano di assistenza a casi difficili, loro stessi sono immigrati di seconda generazione e subiscono in prima persona forme di pregiudizio e razzismo). 
La struttura del libro è atipica e può disorientare all’inizio: in ogni capitolo si alternano due voci e non è mai esplicitato a chi appartengano, ma basta addentrarsi nel volume per capire che si tratta in realtà di uno schema ripetuto: la prima voce varia da capitolo a capitolo e appartiene ogni volta a un personaggio diverso (il vicino, l’amica di Berlino, la madre...), la seconda voce rimane costante per tutto il romanzo ed è quella di Vandad, il miglior amico di Samuel, vera traccia portante di questa staffetta narrativa. 
“Tutto quello che non ricordo” è una lettura appassionante, il tentativo di dare un senso alla vita di un ragazzo qualunque attraverso la voce di chi l’ha frequentato e amato. 
La scrittrice Joyce Carrol Oates, che non è esattamente di gusti facili, l’ha definito uno dei suoi libri preferiti dell’anno.

Sul sito della casa editrice Iperborea è possibile scaricare gratuitamente il primo capitolo per farsene un’idea (trovate il link qui). A me sono bastate queste pagine per desiderare subito di leggere il resto.